Mare trasparente a Lampedusa: perché l’acqua è così limpida e cambia colore

mare trasparente a Lampedusa

Quante fotografie di Lampedusa vi sarà capitato di ammirare! Alcune sembrano ritoccate anche quando non lo sono. Una barca lascia un’ombra così nitida sul fondo da dare l’impressione di essere sospesa; dalla riva si distinguono rocce e chiazze più scure diversi metri oltre il bagnasciuga; nello spazio di una stessa cala l’acqua può passare dal celeste chiarissimo al turchese e poi diventare blu nel giro di pochi metri. Il mare trasparente a Lampedusa è talmente familiare nell’immaginario dell’isola che quasi ci si dimentica di farsi la domanda più interessante: perché succede?

La risposta non sta in un unico fattore e, soprattutto, non coincide semplicemente con l’idea di “mare pulito”. Trasparenza e colore sono due caratteristiche legate, ma non identiche. La quantità di particelle sospese nell’acqua influisce sulla limpidezza; luce, profondità e natura del fondale intervengono invece su ciò che il nostro occhio percepisce come colore. Anche le condizioni del momento contano: un fondale sabbioso mosso dalle onde può apparire temporaneamente meno limpido, mentre lo stesso tratto di costa, con mare calmo e sole alto, restituisce un’immagine completamente diversa.
Il CNR ricorda infatti che minore è la concentrazione di particelle e sostanze disciolte, maggiore può essere la trasparenza dell’acqua, mentre la propagazione della luce contribuisce alla predominanza delle tonalità blu.
Il principio fisico è spiegato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

A Lampedusa c’è poi qualcosa in più da guardare sotto la superficie. L’Area Marina Protetta Isole Pelagie custodisce praterie di Posidonia oceanica, fondali coralligeni, grotte sommerse e piattaforme rocciose, ambienti molto diversi tra loro che contribuiscono a modificare ciò che vediamo dall’alto. Per questo due cale vicine possono avere colori sorprendentemente differenti senza che una sia “più pulita” dell’altra. Il blu, insomma, non è una vernice stesa sul mare trasparente a Lampedusa. Bisogna guardare cosa c’è sotto.

Nel mare trasparente a Lampedusa il colore comincia dal fondo, molto prima di arrivare in superficie

mare trasparente a Lampedusa
mare trasparente a Lampedusa

Guardando il mare trasparente a Lampedusa dall’alto, soprattutto nelle ore centrali della giornata, può sembrare che il turchese appartenga all’acqua stessa. In realtà una parte importante di ciò che vediamo dipende da ciò che c’è sotto. Sabbia chiara, roccia, vegetazione marina e profondità modificano il modo in cui la luce viene assorbita, dispersa e restituita ai nostri occhi.

È per questo che un tratto molto basso con fondo sabbioso può apparire quasi lattiginoso, azzurro chiarissimo o turchese. La luce riesce a raggiungere il fondo, incontra una superficie chiara e torna verso l’alto con maggiore evidenza. Bastano pochi metri in più di profondità, oppure un fondale roccioso e scuro, perché il colore cambi. Il blu diventa più intenso, il verde può comparire in alcune condizioni e quello stesso mare trasparente a Lampedusa che poco prima lasciava distinguere ogni dettaglio del fondo assume improvvisamente un aspetto più profondo.

La luce, infatti, non attraversa l’acqua in modo neutro. Le diverse lunghezze d’onda vengono assorbite in maniera differente e, aumentando la profondità, alcune componenti della luce scompaiono prima di altre. Anche fitoplancton, sedimenti e materia organica disciolta interagiscono con la luce solare modificando il colore osservabile del mare trasparente a Lampedusa. È lo stesso principio utilizzato dagli studiosi di ocean color per ricavare informazioni sulle condizioni ambientali delle acque. Il CNR-ISMAR spiega come la luce interagisce con i diversi materiali presenti nell’acqua.

A Lampedusa questa variazione si vede particolarmente bene perché coste molto diverse possono trovarsi a poca distanza. Una zona sabbiosa e poco profonda restituisce un colore completamente diverso da un’insenatura rocciosa; spostandosi ancora, la presenza di una prateria sommersa crea macchie più scure che dalla superficie sembrano quasi disegnate sul fondo. Proprio per questo spesso nasce un equivoco.

Una zona blu scuro non è necessariamente più profonda di quanto immaginiamo e, soprattutto, non è meno pulita perché appare scura. Può semplicemente esserci sotto qualcosa di diverso dalla sabbia chiara. A Lampedusa, molto spesso, quel qualcosa è vivo.

 

Nel mare trasparente a Lampedusa le macchie scure sono spesso un buon segno

mare trasparente a Lampedusa
mare trasparente a Lampedusa

Vista dalla superficie, la Posidonia oceanica può trarre in inganno. Dove cresce, il fondale perde il colore chiarissimo della sabbia e assume tonalità più scure, verdi o blu profonde. Da una barca, da una scogliera o persino in una fotografia aerea quelle chiazze possono sembrare zone meno limpide. È quasi il contrario. Sotto quella superficie c’è uno degli ecosistemi più importanti del Mediterraneo e, tra le sue numerose funzioni, ce n’è una che riguarda direttamente il mare trasparente a Lampedusa: la capacità delle praterie di trattenere parte dei sedimenti e limitarne la dispersione nell’acqua.

Prima, però, conviene chiarire una cosa che viene sbagliata spesso. La Posidonia non è un’alga. È una vera pianta marina, endemica del Mediterraneo, con radici, fusto, foglie e fiori. Cresce formando praterie sommerse che possono estendersi per superfici molto ampie e che l’Area Marina Protetta Isole Pelagie indica tra gli habitat fondamentali presenti nelle acque di Lampedusa, Linosa e Lampione, insieme ai fondali coralligeni, alle grotte sommerse e alle piattaforme a vermeti. Non è dunque un elemento occasionale del fondale: fa parte della struttura ecologica del mare trasparente a Lampedusa che circonda l’arcipelago intero. Le sue foglie rallentano il movimento dell’acqua vicino al fondo, mentre l’apparato di rizomi contribuisce a stabilizzare i sedimenti. L’ENEA descrive le praterie di Posidonia come ecosistemi capaci di intrappolare i sedimenti in sospensione, favorendo la trasparenza dell’acqua e contribuendo contemporaneamente alla riduzione dell’erosione costiera.
È un passaggio importante perché ribalta una percezione comune: ciò che dall’alto rende il fondo visivamente più scuro può partecipare proprio al mantenimento di condizioni favorevoli alla limpidezza delle acque.
L’approfondimento ENEA sul ruolo ecologico della Posidonia aiuta a capire quanto questa pianta lavori, silenziosamente, anche sul rapporto tra fondale e colonna d’acqua.

A Lampedusa lo si può osservare senza strumenti scientifici. Nell’articolo dedicato a Cala Creta, si specifica già di quelle variazioni tra azzurro, verde e blu intenso che caratterizzano la baia e si collega proprio al tema relativo ad alcune delle zone più scure con la presenza della Posidonia sul fondale. Il nuovo punto di vista è capire perché accade. Non cambia necessariamente la qualità dell’acqua sopra la prateria: cambia la superficie che riceve la luce e la rimanda verso i nostri occhi, come detto. Dove sotto c’è sabbia chiara, il fondale riflette molto; dove cresce una vegetazione fitta, assorbe una quota maggiore della luce e il mare appare più scuro.

E non finisce qui. Una prateria di Posidonia è anche un luogo abitato. Tra le foglie trovano riparo, nutrimento o aree di crescita numerose specie marine; nelle acque delle Pelagie questi habitat sono tanto importanti da rientrare tra quelli sottoposti a tutela dall’Area Marina Protetta. A Cala Pulcino, per esempio, la Posidonia è stata oggetto di una ricerca condotta con l’Università di Sassari per studiarne la risposta alle ondate di calore marine. Nei pressi dell’Isola dei Conigli, invece, una sonda installata nell’ambito di un progetto ENEA ha monitorato temperatura, ossigeno, salinità e pH insieme alle condizioni della prateria. Non è quindi una presenza decorativa che interessa soltanto chi fa snorkeling: è anche un indicatore prezioso per comprendere come sta cambiando il mare.
C’è poi un’altra scena che può sorprendere chi arriva in spiaggia. In determinati periodi le foglie morte vengono staccate naturalmente dalla pianta e portate dalle correnti verso riva, dove possono accumularsi. Viste sulla sabbia, non sempre fanno una buona prima impressione. Qualcuno le scambia per alghe, qualcun altro per materiale da rimuovere immediatamente. L’Area Marina Protetta ricorda invece che lo spiaggiamento della Posidonia è un fenomeno naturale del Mediterraneo e che questi depositi possono avere un ruolo nella protezione degli ecosistemi costieri. Proprio a Lampedusa sono state discusse strategie per conciliare la fruizione turistica delle spiagge con la loro corretta gestione, attraverso il modello della cosiddetta spiaggia ecologica. L’AMP Isole Pelagie dedica un approfondimento specifico alla Posidonia spiaggiata.

Così una delle cose apparentemente meno “da cartolina” finisce per spiegare proprio una parte di quella cartolina.

La prossima volta che, guardando il mare trasparente a Lampedusa dall’alto, vedrete una grande chiazza scura interrompere il turchese, vale quindi la pena resistere alla tentazione di interpretarla come acqua meno bella. Potrebbe esserci semplicemente una prateria sotto di voi. E sapere che è lì rende quel blu molto più interessante di prima.

Al Costa House Resort il blu cambia già lungo la strada verso il mare trasparente a Lampedusa

Succede allora che alcuni aspetti, dopo averli capiti, non si guardano più allo stesso modo. Questo capita anche con il mare trasparente a Lampedusa: il turchese non è soltanto un colore da fotografare, ma può raccontare molto di ciò che accade sotto la superficie.

Dalla posizione di Costa House Resort, tra Cala Pisana, Cala Creta e il versante orientale dell’isola, queste differenze si incontrano facilmente durante una stessa giornata. Basta cambiare cala, osservare il fondo o aspettare che il sole cambi inclinazione perché il mare restituisca un’immagine diversa.

Forse è proprio questo il bello: a Lampedusa non esiste un solo blu da ricordare. Ce ne sono molti, e adesso sappiamo anche perché.

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