Chi conosce Lampedusa in piena estate potrebbe accorgersene tornando qualche settimana più tardi, quando il mare è lo stesso, eppure in certe ore sembra diverso. Alcune zone di turchese appaiono più nette, i blu acquistano maggiore profondità e il riflesso bianco che a luglio può occupare una parte importante della superficie si presenta con un’altra geometria. Non è un effetto prodotto dal calendario e nemmeno la prova che, improvvisamente, l’acqua sia diventata più trasparente. A cambiare è soprattutto la posizione del Sole nel cielo.
Tra giugno e la fine di settembre l’altezza solare diminuisce in modo significativo. Alla latitudine di Lampedusa, vicino al solstizio estivo il Sole può raggiungere a mezzogiorno un’altezza prossima agli 80 gradi; alla fine di settembre scende poco sopra i 50. Questa differenza modifica l’angolo con cui la luce raggiunge la superficie del mare e, di conseguenza, anche il modo in cui viene riflessa verso chi osserva dalla riva, da una barca o da un punto più alto della costa. Per questo Lampedusa a fine settembre diventa interessante anche dal punto di vista scientifico. Il colore che vediamo non appartiene soltanto all’acqua: nasce dall’incontro tra luce, profondità, fondale, movimento della superficie e posizione dell’osservatore. Sabbia chiara, roccia e Posidonia continuano a essere le stesse dell’estate, ma non vengono illuminate e percepite esattamente nello stesso modo. Per questo parlare genericamente di “luce più bella” dice poco.
Molto più interessante è capire che cosa cambia davvero tra il Sole di luglio e quello di fine settembre e perché, nella stessa cala, basta tornare a un’ora diversa per vedere un altro blu.
A Lampedusa a fine settembre il Sole è davvero più basso, e il mare restituisce la luce in modo diverso
Tra giugno e la fine di settembre il Sole perde parecchia altezza nel cielo, come anticipato nel paragrafo precedente. Alla latitudine di Lampedusa, nelle settimane vicine al solstizio estivo, a mezzogiorno arriva molto vicino allo zenit; alla fine di settembre resta invece sensibilmente più basso. Non serve conoscere l’astronomia per accorgersene, perché ci accorgiamo che le ombre si allungano prima, le rocce proiettano sagome più evidenti sull’acqua e il riverbero cambia posizione nel corso della giornata.
Per chi osserva il mare, questa differenza conta molto. La superficie dell’acqua riflette una parte della luce solare quasi come farebbe uno specchio, ma non è mai perfettamente piana. Onde, increspature e vento creano continuamente migliaia di superfici inclinate in modo diverso. Alcune rimandano la luce direttamente verso chi guarda, altre la disperdono altrove. La NASA definisce sunglint proprio questo fenomeno di riflessione speculare: quando Sole, superficie dell’acqua e osservatore si trovano nella giusta coordinazione geometrica, una parte del mare può apparire improvvisamente molto brillante, fino a nascondere dettagli che pochi metri più in là restano perfettamente leggibili.
Questo spiega perché il mare fotografato a mezzogiorno in luglio e quello osservato nello stesso punto durante Lampedusa a fine settembre possano dare impressioni diverse, anche se la qualità dell’acqua non è cambiata. Con un Sole più basso cambia la zona della superficie che rimanda il riflesso verso i nostri occhi; di conseguenza, alcuni tratti possono mostrare meglio il colore proveniente dalla colonna d’acqua e dal fondale, mentre altri risultano più luminosi o metallici.
Non significa che settembre “accenda” automaticamente il blu. Sarebbe una semplificazione. Significa piuttosto che la posizione del Sole modifica quanto vediamo della superficie e quanto riusciamo a leggere ciò che si trova sotto. Proprio questo rapporto tra riflesso e profondità riesce a spiegare perché, nella stessa cala, bastino pochi passi o mezz’ora di differenza per vedere cambiare completamente l’acqua.
Il blu del mare di Lampedusa a fine settembre non nasce dalla superficie: contano profondità, sabbia, roccia e Posidonia

Guardando una cala dall’alto si potrebbe pensare che le diverse tonalità appartengano direttamente all’acqua. In realtà, una parte importante di ciò che vediamo dipende da quanto è profondo il fondale e da che cosa lo ricopre. Dove l’acqua è bassa e sotto c’è sabbia chiara, una quota maggiore della luce riesce a raggiungere il fondo e a tornare verso l’occhio dell’osservatore. Il risultato può essere un turchese molto luminoso. Se la profondità aumenta, oppure se sotto la superficie compaiono roccia o praterie di Posidonia oceanica, la risposta visiva cambia: il fondale riflette meno luce e il colore appare più scuro, fino a virare verso il blu intenso o il verde.
C’è poi un fenomeno fisico che lavora insieme al fondale. L’acqua non assorbe tutte le componenti della luce nello stesso modo e le lunghezze d’onda associate ai rossi vengono attenuate più rapidamente, mentre quelle blu penetrano più in profondità. Per questo, aumentando lo spessore d’acqua attraversato dalla luce, le tonalità fredde tendono a prevalere. Non è un trucco ottico nel senso comune del termine e non significa che “il mare diventi blu” in una certa stagione. È il risultato di come luce e acqua interagiscono, a cui si aggiunge ciò che il fondo rimanda verso la superficie.
A Lampedusa a fine settembre questa differenza può risultare particolarmente leggibile perché il Sole, più basso rispetto a giugno o luglio, produce un’altra distribuzione dei riflessi. In alcune ore il riverbero superficiale occupa meno spazio nel campo visivo e lascia emergere meglio le variazioni date dalla profondità e dalla natura del fondale. Una chiazza scura non indica quindi per forza acqua meno limpida; molto spesso segnala un cambio di profondità, una zona rocciosa o una prateria sommersa. Allo stesso modo, il turchese quasi lattiginoso di certi bassi fondali sabbiosi non dipende da un’acqua “più pulita”, ma dalla quantità di luce che raggiunge e viene restituita da una superficie chiara.
Questo dettaglio aiuta anche a leggere meglio le fotografie del mare. Se due immagini della stessa cala scattate in giorni diversi mostrano colori differenti, non significa necessariamente che siano state ritoccate o che il mare fosse più limpido in una delle due occasioni. Possono essere cambiati l’altezza del Sole, il vento, la rugosità della superficie, la direzione da cui si osserva e la porzione di fondale illuminata.
La cosiddetta luce di Lampedusa a fine settembre, quindi, non crea nuovi colori. Può semplicemente renderne alcuni più facili da vedere.
Per vedere davvero la luce di Lampedusa a fine settembre bisogna osservare il mare più di una volta, non la data

Dire che il 28 settembre il mare avrà un colore preciso sarebbe comodo, ma scientificamente avrebbe poco senso. Lampedusa a fine settembre offre condizioni solari diverse rispetto a luglio, ma ciò che vediamo in acqua continua a dipendere da una combinazione di fattori che cambia di ora in ora. Proprio per questo vale la pena fare un piccolo esperimento.
Scegli una cala che conosci già e osservala una prima volta nella parte centrale della giornata. Cerca un punto in cui riesci a distinguere bene il passaggio tra sabbia, roccia e zone più scure del fondale. Non occorre conoscere la profondità esatta. Basta individuare due o tre riferimenti visivi e ricordare come appaiono. Torna nello stesso punto più tardi. Il fondale, naturalmente, sarà ancora lì. Eppure può sembrare diverso. Una zona che qualche ora prima appariva quasi bianca per il riverbero può mostrare ora il colore dell’acqua; una chiazza scura può diventare più leggibile; la separazione tra turchese e blu può risultare più marcata. Se nel frattempo il vento è cambiato, anche la superficie avrà assunto una struttura diversa e quindi rifletterà la luce in un altro modo.
Il calcolatore solare del NOAA permette di visualizzare per qualsiasi località elevazione e azimut del Sole in una determinata data e ora. Il NOAA precisa che si tratta di valori calcolati e che le condizioni atmosferiche possono produrre differenze rispetto all’osservazione reale, ma lo strumento aiuta a capire quanto rapidamente cambi la posizione del Sole nel corso delle settimane.
C’è anche una prova ancora più immediata. Se indossi occhiali da sole con lenti polarizzate, prova a guardare la superficie inclinando leggermente la testa. In determinate condizioni il riflesso diminuisce e ciò che si trova sotto diventa più visibile. La polarizzazione non rende naturalmente l’acqua più limpida: riduce una parte della luce riflessa che arriva agli occhi. È lo stesso motivo per cui i fotografi utilizzano filtri polarizzatori quando vogliono controllare i riflessi sull’acqua. Può capitare anche il contrario. Dopo giornate ventose o con moto ondoso sostenuto, soprattutto sopra un fondale sabbioso, particelle e sedimenti possono rimanere temporaneamente in sospensione. Il colore perde allora parte della sua nettezza. Un cielo perfettamente sereno non garantisce, da solo, che il fondale sia visibile meglio del giorno precedente.
Questo particolare è importante perché restituisce alla cosiddetta luce di fine settembre il significato corretto. Non stiamo parlando di un effetto garantito, né di una qualità dell’acqua che compare improvvisamente con l’autunno. Stiamo parlando di una diversa geometria della luce, inserita però in un ambiente in continuo movimento.
Anche l’orario migliore cambia in base alla cala. Se guardi verso il Sole, il riflesso può dominare una parte della superficie. Spostandoti dalla parte opposta potresti vedere molto meglio il fondale. Una parete rocciosa può entrare in ombra prima rispetto a una spiaggia completamente aperta; in un’insenatura orientata diversamente lo stesso fenomeno avverrà più tardi. Non esiste quindi una fascia oraria universale da annotare prima della partenza. Esiste un metodo molto più utile: guardare prima di fotografare.
Capire da quale parte arriva la luce. Individuare dove il mare riflette il cielo e dove invece lascia vedere il fondo. Osservare se una zona scura coincide con uno scoglio, con maggiore profondità. Tornare magari nello stesso luogo il giorno successivo e scoprire che il colore non è identico. A quel punto le sfumature di Lampedusa a fine settembre smettono di essere un semplice effetto estetico. Diventano la conseguenza visibile di fenomeni che avvengono contemporaneamente sopra e sotto la superficie. E la cosa più interessante è che non serve uno strumento scientifico per accorgersene. Servono lo stesso tratto di costa e due momenti diversi della giornata.
Al Costa House Resort settembre cambia il modo di guardare il mare
La vicinanza di Costa House Resort a Cala Pisana rende particolarmente facile osservare questo fenomeno senza costruirci intorno un’escursione. Dal resort si può raggiungere nuovamente la stessa zona in momenti differenti della giornata e verificare quanto luce, vento e posizione del Sole modifichino la percezione dell’acqua.
Cala Pisana è interessante proprio perché permette di osservare insieme roccia, fondali differenti e variazioni cromatiche che cambiano con le condizioni del momento. Scegliere Lampedusa a fine settembre significa allora avere l’occasione di fare qualcosa che in una vacanza organizzata soltanto per accumulare tappe difficilmente succede: tornare nello stesso posto e scoprire che vederlo una volta non era sufficiente. Perché il mare non ha cambiato colore per celebrare l’arrivo dell’autunno. È cambiata la luce con cui lo stiamo guardando.



